Decriptare l’iraniano Rohani

I media internazionali – a partire da quelli italiani – si sono innamorati della “moderazione” del presidente iraniano, Hassan Rohani, si sono fatti conquistare dalla “operazione charme” del leader di Teheran, la tentazione di dargli una chance, di credergli, è forte. Così la “grande apertura” di Rohani sull’Olocausto, durante l’intervista alla Cnn, ha occupato i titoli dei giornali, pareva di sentire anche il sospiro di sollievo che accompagnava la notizia.
12 AGO 20
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I media internazionali – a partire da quelli italiani – si sono innamorati della “moderazione” del presidente iraniano, Hassan Rohani, si sono fatti conquistare dalla “operazione charme” del leader di Teheran, la tentazione di dargli una chance, di credergli, è forte. Così la “grande apertura” di Rohani sull’Olocausto, durante l’intervista alla Cnn, ha occupato i titoli dei giornali, pareva di sentire anche il sospiro di sollievo che accompagnava la notizia. Secondo l’agenzia iraniana Fars, il presidente non ha detto la parola “Olocausto”, cosa probabile dal momento che i dirigenti iraniani non la usano mai in pubblico (la Cnn dice che il traduttore dal farsi era stato scelto dalla delegazione iraniana e conferma la traduzione del giro di parole che suona come “i crimini dei nazisti contro gli ebrei”), ma certo Rohani ha condannato i crimini dei nazisti contro gli ebrei e contro i non ebrei, anche se poi è andato avanti, è andato oltre. Ed è questo il punto: ha detto che “togliere la vita umana è contro la nostra religione”, soprattutto ha detto che “questo non significa che si può dire che i nazisti hanno commesso un crimine contro un gruppo, e allora loro devono usurpare la terra di un altro gruppo e occuparlo. Anche questo è un atto che deve essere condannato”. E’ la solita parificazione dell’incomparabile: il bilancio sessantennale della crisi arabo-israeliana conta 16.000 palestinesi (inclusi i militari) uccisi da israeliani, a fronte di ben 20.000 palestinesi uccisi per mano araba o addirittura palestinese.
Più che un riconoscimento dell’Olocausto, si tratta di uno sfregio che conferma le ambiguità del neo presidente iraniano e della leadership di Teheran. Rohani vuole ribaltare l’immagine del paese data dal suo predecessore Ahmadinejad: deve uscire dall’isolamento e deve allentare quelle sanzioni che stanno distruggendo la sua economia, e lo fa con il suo tono felpato, ammiccante, elegante. Là dove Ahmadinejad sfidava, Rohani tratta. Là dove Ahmadinejad gridava, Rohani sussurra.
Non a caso, è stato Rohani a siglare nel 2003 l’accordo con l’Onu per la sospensione dell’arricchimento dell’uranio che ha poi permesso a Teheran di sviluppare il programma clandestinamente per arrivare oggi alle soglie della bomba atomica. Ma Rohani si porta molto, anche se non offre nulla se non la trattativa per la trattativa, accompagnata dallo scherzo della sospensione dell’arricchimento a Fordo (mentre le altre 14.000 centrifughe continueranno a raffinare uranio) e dalla pretesa, come ha detto ancora ieri, che anche Israele aderisca al trattato di Non proliferazione.